previdenza forense | Cassa Forense: legittima la previsione della non restituibilità dei contributi non utilizzabili ai fini pensionistici


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In tema di trattamento previdenziale, è legittimo l'art. 4 del Regolamento della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense che, prevedendo il divieto di rimborso dei contributi, principio generale dell'intero sistema previdenziale, ha abrogato l'art. 21 l. n. 576/1980; tale delegificazione trova, infatti, fondamento nell'art. 3, comma 12, l. n. 335/1995 che, nella sua originaria formulazione, attribuisce agli enti previdenziali privatizzati il potere di adottare atti idonei ad incidere sui criteri di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata.

2020-01-30 | 16:00

Principio affermato dalla Corte di Cassazione sezione lavoro, con la sentenza n. 19255/19, pubblicata il 17 luglio.

Il caso deciso. Un avvocato, cancellato dall’albo a far tempo dall’1.12.2006, si opponeva alle cartelle esattoriali di pagamento dei contributi previdenziali per gli anni dal 2001 al 2006. Il Tribunale accoglieva la domanda, annullando le cartelle opposte. Sull’appello proposto dalla Cassa Forense la Corte d’Appello decideva, accogliendo parzialmente il gravame, dichiarando dovuti unicamente i contributi per l’anno 2001. Proponeva così ricorso in cassazione la Cassa Nazionale Forense.

La restituibilità dei contributi versati. Il ricorso proposto dalla Cassa si articola su sei motivi di censura. Il primo riguarda la ritenuta formazione di giudicato in merito sia alla decadenza dalla originaria domanda di ripetizione dei contributi, sia del diritto alla restituzione dei contributi stessi. In merito i giudici di legittimità, sconfessando quelli d’appello, affermano che non si era formato alcun giudicato, essendo state riproposte in sede di appello tutte le questioni sollevate. La Corte territoriale aveva dunque errato nel ritenere formato il giudicato su tali punti.
Nel merito del diritto alla restituzione dei contributi versati, gli Ermellini richiamano precedenti pronunce sul punto specifico. Era stato affermato che in materia di trattamento previdenziale, gli enti previdenziali privatizzati, nell'esercizio della propria autonomia, che li abilita a derogare od abrogare disposizioni di legge in funzione dell'obbiettivo di assicurare equilibrio di bilancio e stabilità delle rispettive gestioni, possono adottare misure prevedenti, fermo restando il sistema retributivo di calcolo della pensione, la facoltà di optare per il sistema contributivo a condizioni di maggior favore per gli iscritti, stabilendo, al contempo, la non restituibilità dei contributi legittimamente versati. Da ciò deriva che la previsione dell'art. 4, comma 1 del regolamento della Cassa Forense, della non restituibilità dei contributi è da ritenersi rispettosa dei limiti dell'autonomia degli enti previdenziali privatizzati e, come tale, idonea ad abrogare tacitamente la contraria previsione (legge n. 576 del 1980, n. 21) del diritto alla restituzione dei contributi non utilizzabili ai fini pensionistici.

Nessuna lesione di diritti quesiti o legittime aspettative. Né, proseguono gli Ermellini, può derivarne la lesione di diritti quesiti, ovvero di legittime aspettative o dell'affidamento nella certezza del diritto e nella sicurezza giuridica, posto che la previsione della non restituibilità dei contributi legittimamente versati risulta coerente, da un lato, con la regola generale e, dall'altro, con la previsione contestuale della facoltà di optare, a condizioni di maggior favore, per il sistema contributivo di calcolo della pensione.
La stessa coerenza con la facoltà di optare per il sistema contributivo, concorre con la regola generale della inesistenza di un diritto alla restituzione di contributi previdenziali legittimamente versati. Ed il carattere affatto eccezionale che ne consegue, della previsione di tale diritto, non si pone in contrasto con la Costituzione.  Sul punto si era pronunciata anche la Corte Costituzionale con l’ordinanza 25 novembre 2016, n. 254 e la precedente sentenza 31 luglio 2000 n. 404, a sostegno della esclusione di qualsiasi contrasto con la costituzione, per la previsione di non restituibilità dei contributi medesimi, ai sensi dell'art. 4, comma 1 del regolamento della Cassa. Non risulta la lesione di diritti quesiti, in quanto presuppone la loro maturazione, prima del provvedimento ablativo nè di legittime aspettative o dell'affidamento nella certezza del diritto e nella sicurezza giuridica.

La restituzione riguardava soltanto il contributo soggettivo. La sentenza della Corte di merito appare infine errata anche nella parte in cui si afferma che non erano restituibili le somme non presenti nelle elencazioni normative. I Giudici di legittimità osservano che sia l’abrogato art. 21, l. n. 576/1980, sia l’art. 22 ancora in vigore, non riguardavano la contribuzione integrativa, né quella per maternità, interessi e sanzioni. Riguardando unicamente il contributo soggettivo. Dunque anche sotto questo aspetto, la sentenza impugnata appare errata.
In conclusione il ricorso proposto dall’ente previdenziale è stato ritenuto fondato, cassata la sentenza impugnata, con rinvio ad altra Corte d’Appello per la decisione nel merito.

ilgiuslavorista.it

 

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